IL CASO PIRANDELLO
Mostra: Teatro di Villa Torlonia
Roma Novembre 2017/Gennaio 2018

 
 
RASSEGNA

2017
Rassegna Stampa

 

È doppiamente l’anno di Luigi Pirandello questo 2017: accende i riflettori sui 150 anni dalla sua nascita (28 giugno 1867, Agrigento – 10 dicembre 1936, Roma), ma celebra anche il centenario del Così è (se vi pare), primo suo testo teatrale importante e insieme manifesto inziale, moderno e spiazzante per lo spettatore di allora, nonostante il contesto – un salotto borghese in un paese di provincia – fosse quello tradizionale, realistico. Ma è proprio questo contrasto che porta allo scontro tra forma e contenuto, così che uno amplifichi e faccia deflagrare l’altro. L’andamento del testo è quello di un giallo, di un’inchiesta sulle diverse identità che le persone attribuiscono alla Signora Ponza, sulla quale si indaga, per scoprire quale sia la verità. L’inchiesta sembra non avere soluzioni fino al momento in cui arriva lei stessa in scena, coperta da un velo, e ci si aspetta allora che sveli il mistero, mentre dichiarerà: “ Io sono colei che mi si crede”, così che il signor Laudisi (che si considera alter ego dell’autore) può chiudere il dramma con la battura: “Ecco, o signori, come parla la verità!”.

“Il caso Pirandello” è già in questo spiazzamento delle convenzioni e delle attese, in questa proclamazione di un relativismo che sarà alla base della cultura novecentesca, in questa affermazione dell’inafferrabilità e molteplicità della verità, poiché ognuno, nel suo modo di essere, ne incarna una che è sua personale e si attua nella verità della messinscena: una verità che avrà il suo culmine e capolavoro con i Sei personaggi in cerca d’autore. I protagonisti del teatro di Pirandello si interrogano sulla propria identità e sul modo in cui questa è vista dagli altri, con l’amara e paradossale presa di coscienza che per vivere giochiamo tutti una parte o indossiamo una maschera: ne è esempio alto Enrico IV, unica opera teatrale da lui stesso definita “tragedia”. Una sintesi di questo relativismo pirandelliano la troviamo, semplificata e assieme ricca di implicazioni che trascendono la letteratura e si incrociano con la filosofia e la scienza, nella frase che Albert Einstein pronunciò, abbracciando Pirandello in America: “Noi siamo fratelli!”.




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